Terra imperiale

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Terra imperiale narra le vicende di Duncan Makenzie, clonato da Colin Makenzie che a sua volta è stato clonato da Malcolm Makenzie. Quest’ultimo, di fatto il nonno di Duncan, è il presidente di Titano, il satellite di Saturno dal quale la famiglia Makenzie produce ed esporta idrogeno destinato alle astronavi in quanto combustibile a basso costo dei loro sistemi di propulsione.

Quando la famiglia Makenzie viene invitata sulla Terra per il cinquecentenario della Dichiarazione d’Indipendenza americana, si decide di mandare sul suolo terrestre il trentenne Duncan, soprattutto perché così facendo può avere anche lui l’occasione di clonarsi e ottenere un discendente. La clonazione, infatti, è possibile solo sulla Terra, e, per essere precisi, nel 2276 di Clarke la clonazione necessita comunque di una donna che ospiti il nascituro per nove mesi.

Terra imperiale pone al centro le vicende di Duncan, che si ambientano prima su Titano e poi sulla Terra con un ritmo lento e graduale, senza sconvolgimenti di fronte né grandi colpi di scena. Clarke punta molto nel rendere il suo 2276 il più credibile possibile, arricchendolo di idee tecnologiche e sociali che delineerebbero, messe insieme, il quadro di un’umanità futura, non troppo lontana da oggi ma nemmeno troppo vicina.

A che punto è l’umanità del 2276 in fatto di colonizzazione e di viaggi spaziali? I mondi abitati sono Titano, Marte, Mercurio, la Luna e Ganimede, il più grande satellite di Giove. L’esplorazione del Sistema solare non si è ancora spinta oltre Plutone. Le astronavi viaggiano prevalentemente con un sistema di propulsione a base di idrogeno, ma con un nuovo tipo di motore, il motore asintotico basato su mini-buchi neri, è possibile viaggiare da Saturno alla Terra in venti giorni. Nel 2276 la emergente propulsione asintotica sta iniziando a mettere in crisi i motori a idrogeno e con essi l’economia di Titano.

Una importante invenzione del 2276 è poi il minisec, che è una specie di computer portatile. Viene infatti descritto come una consolle con schermo e tastiera in grado di contenere milioni di bit e di racchiudere una quantità talmente grande di informazioni che gli permette di dare risposte rapide a qualunque ricerca. Il minisec, infine, è un dispositivo col quale si può comunicare attraverso videochiamate.

Ora veniamo alla società del 2276. Di Titano non viene detto molto, se non che la vita da quelle parti è molto spartana, fa un freddo cane e non c’è ossigeno nell’atmosfera quindi si vive continuamente al chiuso e in poco spazio. La maggior parte delle descrizioni sociali riguardano la Terra una volta che Duncan Makenzie arriva a destinazione.

Innanzitutto sulla Terra le automobili viaggiano tutte con la guida automatica. E la maggior parte dei cittadini terrestri sono vegetariani o vegani. Dunque gli incidenti automobilistici e la carne sono praticamente banditi. Inoltre, dopo le devastazioni iniziate nel ventesimo secolo, nel futuro 2276 la Terra è stata abbondantemente arricchita di foreste ed è così diventata un florido polmone verde. Le persone, poi, hanno tutte una carnagione bruno chiara, segno che le varie “razze” si sono mescolate tantissimo tra loro. La Terra rimane il centro politico ed economico dell’umanità, al netto delle colonie, e ovunque, fino a Titano, si paga con una sola moneta, i solari.

In conclusione, Terra imperiale è un esercizio di futurologia che Arthur Charles Clarke incentra in una data ben precisa, il 2276. Il libro è essenzialmente questo. Ma c’è un ma. Nella parte finale, infatti, si assiste a uno sviluppo inatteso, dando un senso particolare a tutta la storia che, fino a quel momento, sembra viaggiare su un binario morto. Ciò non toglie, tuttavia, che il pilastro del romanzo sia un ben delineato disegno dell’umanità in uno specifico futuro.


CREDITS: Clarke è vivo un disegno del mondo nel 2276